come riconoscere una stalker

Il primo, grande scoglio da superare per riconoscere un caso di stalking è la presa di coscienza da parte della vittima.

Essere vittima di violenza, specialmente se avviene tra le mura di casa, non è solo difficile da accettare: è difficile da comprendere.

L’ossessione, la persecuzione, la privazione della libertà personale, anche solo di scegliere qualcosa, vengono spesse cambiate per amori profondi, eccessivi, un po’ sopra le righe. La parola “amore”, così caricata di sentimenti negativi, riesce a giustificare ancora molti, troppi comportamenti lesivi che ritardano la consapevolezza di essere vittime di ossessione, non complici di un amore folle.

Stare male, soffrire per i comportamenti di un’altra persona che ci fa sentire costantemente in pericolo non è sinonimo di amore.

Anzi, questo è proprio il principio su cui si regola l’attuale legge italiana sul reato di stalking, che si configura come un comportamento persecutorio che interferisce nella vita privata di una persona.

Pedinamenti, chiamate e messaggi continui, minacce verbali o fisiche, appostamenti: non si tratta più di gelosia, ma di una pretesa di controllo sulla vita altrui che non è tollerabile né accettabile. Cosa fare quando si oltrepassa il limite?

Quando si può accusare una persona di essere uno stalker?

Per avere le idee più chiare e capire in quali casi si può fare una denuncia per stalking, proviamo a tracciare un profilo dello stalker partendo dai comportamenti più reiterati.

L’identificazione dello stalker segue oggi delle linee guida internazionali, redatte nel gruppo di studio del prof. Mullen di Melbourne, a fronte di numerose interviste e inchieste che hanno permesso di tracciare cinque profili di molestatori:

  • il Rifiutato. Soggetti che, dopo essere stati lasciati, non accettano l’abbandono e tentano ogni tipo di contatto in maniera ossessiva, sia indiretto (chiamate, sms) che diretto (appostamenti, pedinamenti). È il caso più comune e pericoloso, proprio per la rapida ascesa in ossessione che può sfociare in violenza fisica.
  • il Cercatore di Intimità. Crea una relazione fantasiosa nella sua mente, in cui la sessualità non ha un ruolo predominante, investendo tutti i suoi sentimenti e le sue attenzioni sulla vittima. Crede, a sua volta, di essere ricambiato, e imputa ad un blocco emotivo la non ammissione di questo amore da parte della vittima.
  • il Corteggiatore Incompetente. Si tratta soprattutto di uomini che hanno un forte bisogno di possesso e predominanza, pertanto provano a corteggiare più donne, senza successo, e passando velocemente da una vittima ad un’altra per appagare il proprio desiderio di controllo.
  • il Risentito. Mette in atto un processo di identificazione, per cui recita la parte della vittima e reagisce cercando di umiliare o di recare un torto per “pareggiare i conti” dopo un rifiuto. Si trovano spesso nei posti di lavoro, dove è più facile ritorcersi contro una persona con torti indiretti.
  • il Predatore. La sua soddisfazione è puramente sessuale, pertanto cerca di avere un rapporto intimo con la vittima a tutti i costi, sfociando spesso nell’abuso. La loro pericolosità deriva dal fatto che attaccano di sorpresa, osservando la vittima di nascosto e dando pochi segnali della propria presenza.

Cosa fare se si è vittime di stalking?

La strada più giusta è quella legale. La denuncia per stalking deve essere accompagnata da prove concrete per ottenere l’allontanamento dello stalker e una condanna per i suoi comportamenti.

Spesso procurarsi delle prove concrete e utili è difficile nonchè pericoloso in certi casi, per questo è consigliabile rivolgersi ad un investigatore privato, come Petrolà Investigazioni a Roma, che saprà intraprendere la strada più adeguata al singolo caso.

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